Viva il Concilio

è un compito che si fonda sulla memoria, impegna il presente e apre alla profezia.
Occorre «ricordare che il Concilio scaturì dal grande cuore del papa Giovanni XXIII […]
Noi tutti siamo davvero debitori di questo straordinario evento ecclesiale» (Benedetto XVI). (continua a leggere)

 Immagine del Concilio

DIO HA TANTO AMATO IL MONDO...

Crediamo che il Padre ha tanto amato il mondo da dare il Figlio suo per salvarlo; e che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato per mezzo dello stesso Figlio suo, «tutto riconciliando in lui e per lui, ristabilendo la pace con il sangue della sua croce» (Col 1,20) affinché «fossimo chiamati e fossimo realmente suoi figli». Inoltre dal Padre ci è dato lo Spirito affinché, vivendo la vita di Dio, amiamo Dio e i fratelli, coi quali siamo una cosa sola in Cristo. Aderendo a Cristo non soltanto non ci estraniamo dalle preoccupazioni e dalle fatiche terrene, ché anzi la fede la speranza e la carità di Cristo ci spingono a servire i nostri fratelli, seguendo in questo l’esempio del maestro divino, il quale «non è venuto per esser servito ma per servire» (Mt. 20,28). Parimenti la Chiesa non è nata per dominare ma per servire. «Egli ha dato la propria vita per noi e noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv. 3,16). Perciò, mentre speriamo che attraverso i lavori del concilio splenda più chiara e vivida la luce della fede, aspettiamo un rinnovamento spirituale dal quale proceda anche un felice impulso che favorisca i beni umani, e cioè le acquisizioni della scienza, i progressi della tecnologia, più vasta diffusione della cultura.

 Dal Messaggio a tutti gli uomini in apertura del Vaticano II  (20 ott. 1962)


Editoriale

 


 

 «Pianta dei cippi, metti pali indicatori, sta' bene attento
alla strada, alla via che hai percorso» (Geremia 31,21)

 NELLA SCIA DEL CONCILIO... E OLTRE

Pur osservando con gioia lo stile con cui papa Francesco sta svolgendo il suo ministero e i programmi di riforma della chiesa che egli sta elaborando, confesso una certa irritazione quando sento esaltare come grandi “novità” i suoi atteggiamenti e le sue intenzioni. Rivivendo, infatti, gli anni del concilio, ricordando le cronache del suo svolgimento, rileggendone i documenti, ci si accorge che tutto già stava là, negli atti e nello spirito del concilio.

Uomini e donne di fede, laici e pastori, teologi e uomini spirituali, studiosi e dediti alla prassi sociale, politica, caritativa hanno a lungo preparato il concilio con la loro riflessione e le loro esperienze. Dopo il concilio si è faticato con entusiasmo per la sua attuazione, si sono realizzate ottime cose e si sono fatti molti errori, si è operato concordi e ci si è scontrati con grande passione. Poi è venuta la stanchezza, hanno prevalso le paure, in alcuni le delusioni, sono venuti i cedimenti a coloro che avevano avversato il concilio e ne stavano ostacolando l’attuazione. Ora papa Francesco ne sta riportando alla ribalta della chiesa e del mondo le grandi ispirazioni: “Viva il concilio!”.

La sua accentuazione del ruolo episcopale del papa, come vescovo di Roma, in realtà, non è una novità neanche rispetto alla pratica dei suoi ultimi predecessori che, rispetto alle abitudini ottocentesche e del primo Novecento hanno tutti visitato le parrocchie romane, i malati negli ospedali, i carcerati nelle prigioni e hanno curato un certo rapporto con il clero della loro chiesa di Roma. Ciò che papa Francesco sta cercando di mettere in moto, cercando di realizzare il concilio, e che i suoi predecessori non hanno fatto, è il superamento del centralismo romano, la valorizzazione del ruolo degli episcopati locali, la collegialità episcopale ai suoi diversi livelli e un qualche avvio di una prassi più decisamente sinodale, anche in rapporto a tutti i fedeli, come lo mostra il questionario proposto in vista del sinodo sulla famiglia. Il progetto è di realizzare una guida pastorale della chiesa che non sia di un solo uomo, il papa, ma veda attivato tutto l’episcopato (Lumen gentium 21) “per decidere in comune di tutte le questioni più importanti”. Così il coinvolgimento di tutti i fedeli nella missione della chiesa ha la sua carta legittimante in Lumen gentium 10, con l’affermazione che il compito “sacerdotale” dei pastori e quello dei fedeli “ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo”.

A dire il vero si ha l’impressione che non manchi un ambito particolare nel quale papa Francesco spinge ancora più in avanti quanto il concilio intendeva per una riforma della chiesa: è il problema della povertà della chiesa. Lumen gentium 8 ha ricordato, da 2 Cor 8,9, che Cristo “da ricco che era si fece povero”, per continuare: “Così anche la Chiesa...”. E’ vero però che i cinquecento vescovi che hanno firmato il rapporto sul problema, consegnato a Paolo VI nel novembre del 1964, sostenevano “che manca ancora qualche cosa per arrivare a conclusioni immediate, capaci di un’incidenza concreta”. E’ di affrontare questa lacuna che papa Francesco si mostra profondamente preoccupato e sta iniziando a farlo, cominciando da se stesso, con una insistita manifestazione di sé come uomo comune fra gli uomini, più simile, nel tenore di vita e nelle forme con cui si rapporta, a quelli semplici e poveri che ai grandi e ai potenti.

Severino Dianich

Perle del Concilio 

 


 

«Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)

IM 17: Si sostengano iniziative nel settore cinematografico, il cui fine principale è quello di diffondere e difendere la verità.

Il Concilio chiama in causa la questione troppo altisonante della «verità». Ma nell’arte cinematografica è forse più prudente attestarsi sul principio della realtà, della rappresentazione del sentimento, della ricerca del si­gnificato della vita. Detta in modo un po’ grezzo: esistono due logiche e di conseguenza due modalità di fare cinema. Da una parte hai un cinema, diciamo, delle idealità, genuinità, di intenti che aspirano alla poesia. Dall’altra, il cinema della con­venienza, concepito soprattutto per fini commerciali. Tuttavia ci sono grandi maestri di cinema che realizzano opere molto ac­cattivanti e intrise di grazia poetica. Per quanto mi riguarda, non ho più voglia del cinema per il cinema, ma piuttosto, quasi di nascosto, trovare quello spazio ormai quasi miracoloso che è la condizione di totale libertà. Solo così. Attraverso il silenzio dell'ascolto, può capitare di cogliere la sacralità dell’esistenza. Vorrei che i miei film fossero come alberi: piccoli misteri e tenaci curio­sità che mi crescono dentro fino al punto di volerli condividere con gli altri. Io non ho mai considerato il cinema più importante della mia vita. Per me è come una bella occasione per stare con amici. È come quando si invita qualcuno a pranzo: si fa del nostro meglio per cucinare buoni piatti. Così io cerco di cucinare buoni film.

Ermanno Olmi

                        (Da: “Perle del Concilio. Dal tesoro del Vaticano II”, EDB, p. 404)

Bolle del Concilio

 


 

 «Allora la nostra bocca si aprì al sorriso» (Sal 126, 2)

LAICO E NON PRETE!

Padre Paul Gauthier, che al Concilio fu uno dei più impegnati sostenitori dell’idea della “Chiesa dei poveri”, parla a un operaio ateo della vita semplice di Gesù e della sua predilezione per i più miserabili.

L’operaio lo interrompe e con aria un po’ provocatoria gli dice:

– Va bene, ho capito. C’è da dire che lui non era un prete…

[Da: Le “bolle” del Concilio, Ancora, Milano 2012, p. 123] 

Invito alla lettura 

 


 

 «E leggete questo libro» (Baruc 1, 14).  

 

G. VALENTE, Ratzinger al Vaticano II, San Paolo, Milano 2013, pp. 223, € 14,00.

Come riporta l’autore nella Premessa, «In queste pagine si vuole soltanto ripercorrere la cronaca dell’avventura conciliare di Joseph Ratzinger, così come essa emerge nei documenti e nelle testimonianze rintracciabili negli archivi e nelle pubblicazioni sul Vaticano II. Che cosa ha fatto Ratzinger al Concilio? In quali battaglie si è speso? Quali idee e quali pensieri accendeva in lui la sequenza di eventi e di colpi di scena che hanno scandito le quattro sessioni conciliari? Quali erano i suoi amici e i suoi interlocutori dialettici?

Les Apôtres au Concile

JEAN GUITTON, Les Apôtres au Concile, 1964 (Collezione Arte e Spiritualità, Brescia).

Medaglia Giovanni XXIII (1962)

medaglia  fronte

JOANNES XXIII PONTIFEX MAXIMUS
CONCILIUM OECUMENICUM VATICANUM II
AN MCMLXII

medaglia

UBI SUNT DUO VEL TRES CONGREGATI IN NOMINE MEO
IBI SUM IN MEDIO EORUM

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