Viva il Concilio

è un compito che si fonda sulla memoria, impegna il presente e apre alla profezia.
Occorre «ricordare che il Concilio scaturì dal grande cuore del papa Giovanni XXIII […]
Noi tutti siamo davvero debitori di questo straordinario evento ecclesiale» (Benedetto XVI). (continua a leggere)

(Dal sito www.vatican.va)

 Il Comitato promotore di Viva il Concilio esprime la propria sincera e gioiosa gratitudine al Signore
per aver donato alla sua Chiesa il nuovo papa Francesco.

 



Immagine del Concilio

 

UN’OPERA BELLA DELLO SPIRITO SANTO

“Il Concilio è stato un’opera bella dello Spirito Santo. Pensate a Papa Giovanni: sembrava un parroco buono e lui è stato obbediente allo Spirito Santo e ha fatto quello. Ma dopo 50 anni, abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto lo Spirito Santo nel Concilio? In quella continuità della crescita della Chiesa che è stato il Concilio? No. Festeggiamo questo anniversario, facciamo un monumento, ma che non dia fastidio. Non vogliamo cambiare. Di più: ci sono voci che vogliono andare indietro. Questo si chiama essere testardi, questo si chiama voler addomesticare lo Spirito Santo, questo si chiama diventare stolti e lenti di cuore”. 

Papa Francesco, dall’omelia del 16 aprile 2013

 


Novità

E' finalmente disponibile un archivio bibliografico gratuitamente accessibile contenente più di 200 monografie sul Vaticano II pubblicate nell'ultimo decennio. Per informazioni, vedi la relativa pagina nella sezione "Schede bibliografiche".


 

Editoriale

 


 

«Pianta dei cippi, metti pali indicatori, sta' bene attento

alla strada, alla via che hai percorso» (Geremia 31,21).

IL VESCOVO DI ROMA

Molti pensano che il papa non sia un vescovo: i vescovi avrebbero la cura pastorale concreta e diretta delle comunità cristiane, il papa sarebbe solo il capo che governa la chiesa universale. E’ vero il contrario: il papa è papa solo in quanto è un vescovo, cioè il vescovo della chiesa di Roma. La chiesa, infatti, non è una realtà massicciamente unitaria, che poi si suddivide in tante provincie locali: è bensì un insieme di chiese locali che sono la chiesa di Cristo per la profonda comunione che le unisce fra di loro nell’unica fede.

Il ministero papale ha il suo fondamento nella figura di uno fra gli apostoli, Pietro, al quale Gesù ha consegnato il carisma di essere il garante dell’autenticità della fede e dell’unità della chiesa. Essendo stato l’apostolo Pietro il pastore della comunità cristiana di Roma, colui che viene nominato vescovo di Roma, eredita dall’apostolo Pietro anche il suo ministero verso la chiesa universale. Basti chiarire che l’espressione “il romano pontefice”, spesso usata per indicare il papa, vuol dire esattamente “il vescovo di Roma” e così sta scritto nel concilio Vaticano II: “Il romano pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli” (LG 23). Quando uno diventa papa, infatti, non viene consacrato con un particolare sacramento, cosa che avviene quando un cristiano diventa vescovo. Infatti l’ordinamento canonico prevede che, nel caso venga eletto uno che non è già vescovo (cosa possibile perché non solo i vescovi sono eleggibili al papato, né i cardinali devono necessariamente essere tutti vescovi), deve ricevere subito l’ordinazione episcopale e solo così può assumere il ministero papale.

Se un papa intende accentuare il fatto di essere il vescovo di Roma rispetto al suo ministero al suo compito di capo della chiesa universale, il suo ministero si arricchirà sempre di più della grazia della celebrazione dei sacramenti, della predicazione e della catechesi, del contatto con le comunità parrocchiali, più che svolgersi soprattutto sul piano della stesura di documenti, della firma di decreti, della elaborazione di ordinamenti canonici, di incontri di rappresentanza, di trattative diplomatiche. Inoltre la esaltazione del suo ministero di vescovo di una chiesa locale porta con sé la valorizzazione del ministero di tutti gli altri vescovi nelle loro chiese locali, con i quali egli condivide lo stesso ministero e lo stesso tipo di vita. La conseguenza è che molte responsabilità, che lungo la storia si è assunto il papa con la sua curia, possono ritornare alla loro sede naturale e originaria, che è quella dei vescovi: per ciascuno singolarmente nella sua chiesa e, per il collegio episcopale, nella guida delle comunità cristiane di una regione, di una nazione o anche di un continente intero. Sarebbe un ritorno, in forme che oggi, ovviamente, dovrebbero essere reinventate per risultare adeguate al nostro contesto, a quell’antica articolazione della chiesa e del ministero episcopale dei cinque patriarcati, con i loro sinodi episcopali per la guida di vasti raggruppamenti di comunità ecclesiali omogenee fra di loro per la loro storia e la loro cultura. Di tutto questo sembra che la chiesa di oggi senta il bisogno, perché sia esaltata in essa più l’opera della grazia di quella della legge e ogni comunità cristiana possa meglio impostare la sua missione fra gli uomini in mezzo ai quali essa vive.

 Severino Dianich

Perle del Concilio  

 


  
«Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)

DV 7: In Lui trova compimento tutta intera la Rivelazione di Dio altis­simo

 

In quo summi Dei tota revelatio consummatur (cfr. 2Cor 1,20 et 3,16-4,6)

 

Che ognuno di noi, in ogni tempo e in ogni luogo, cerchi Dio è un dato indiscutibile: perché esprime la nostra identità. Anche quando di­ciamo di non voler aver niente a che fare con Dio o ne contestiamo l’immagine che ci è proposta. Ma questo fatto attesta a chiare lettere qual­cosa di ancor più profondo: e cioè che è Dio, da sempre e ovunque, a essersi messo per primo in cammino verso ciascuno di noi. Ebbene questo Dio che viene verso l’uomo, che cioè poco a poco scopre il suo volto, s’è piena­mente svelato a noi in Gesù Cristo.

«Chi vede me vede il Padre» – ha attestato Lui stesso. Dio, dunque, parla il linguaggio dell’uomo, dialoga con noi, e ci dice, in Gesù, che è Padre, Abbà. E che noi, in Gesù, siamo chiamati a essere suoi figli e fratelli tra noi. Sta tutto qui l’evangelo di Gesù.

E il Concilio, in fin dei conti, altro non intende dire. Perché questa è la bella e buona notizia di cui la Chiesa vive e che è chiamata a testimoniare all’uomo che, oggi come sempre, è in cerca di Dio perché Dio lo ha cercato per primo.

Piero Coda

 (Da: “Perle del Concilio. Dal tesoro del Vaticano II”, EDB, p. 28)

Bolle del Concilio

 


«Allora la nostra bocca si aprì al sorriso» (Sal 126, 2)

DO YOU SPEAK LATIN?

Nel corso della prima sessione, il cardinale statunitense Francis Joseph Spellmann si rese celebre difendendo il latino come lingua universale, parlando in un latino che avrebbe potuto comprendere solo una persona nativa di Chicago (di cui era arcivescovo).

Si opponeva all’uso delle lingue moderne nella messa perché non era necessario che i fedeli comprendessero il rito, ma pretendeva che si concedesse la recitazione del breviario in inglese… perché i preti potessero capire quello che dicevano.

(Da: “Le bolle del Concilio”, Ancora, p. 35)

 

Invito alla lettura

 


«E leggete questo libro» (Baruc 1, 14).  

 

S. Dianich, Per una teologia del papato, San Paolo, Cinisello B. 2010, pp. 174

Lo studio di Severino Dianich acquisisce una sua particolare attualità in questo momento, nel quale l’inizio di un nuovo pontificato si apre all’insegna di un progetto di riforma della Curia romana, che dovrebbe poi investire tutta la chiesa. Se si trattasse, infatti, di un progetto di carattere esclusivamente tecnico, teso a migliorarne l’efficienza degli uffici curiali, non sarebbe necessario alcun particolare apporto della riflessione teologica. In realtà, già Giovanni Paolo II, nella Ut unum sint del 1995, aveva pensato alla necessità di elaborare nuove forme dell’esercizio del ministero papale, che possano favorire l’auspicata unità della chiesa. All’enciclica di Giovanni Paolo II è seguita negli anni immediatamente seguenti una notevole produzione di studi sul tema. Questo saggio uscito di recente affronta la questione, proponendo per l’esercizio del papato un recupero del suo carattere sacramentale, che pure lo qualifica ben più della sua funzione giurisdizionale, dato che il papa è papa solo in quanto è vescovo di una chiesa locale, la chiesa di cui fu pastore l’apostolo Pietro.

 

Les Apôtres au Concile

JEAN GUITTON, Les Apôtres au Concile, 1964 (Collezione Arte e Spiritualità, Brescia).

Medaglia Giovanni XXIII (1962)

medaglia  fronte

JOANNES XXIII PONTIFEX MAXIMUS
CONCILIUM OECUMENICUM VATICANUM II
AN MCMLXII

medaglia

UBI SUNT DUO VEL TRES CONGREGATI IN NOMINE MEO
IBI SUM IN MEDIO EORUM

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