Viva il Concilio
è un compito che si fonda sulla memoria, impegna il presente e apre alla profezia.
Occorre «ricordare che il Concilio scaturì dal grande cuore del papa Giovanni XXIII […]
Noi tutti siamo davvero debitori di questo straordinario evento ecclesiale» (Benedetto XVI). (continua a leggere)

«C’est une grande joie pour moi de pouvoir vous adresser mon salut chaleureux à vous qui êtes venus nombreux, à Lourdes, en réponse a l’appel de vos Évêques, pour célébrer le cinquantième anniversaire de l’ouverture du Concile Vatican II […] Le Concile Vatican II a été et demeure un authentique signe de Dieu pour notre temps. Si nous savons le lire et le recevoir à l’intérieur de la Tradition de l’Église et sous la direction sûre du Magistère, il deviendra toujours plus une grande force pour l’avenir de l’Église. Aussi, je souhaite vivement que cet anniversaire soit pour vous et pour toute l’Église qui est en France, l’occasion d’un renouveau spirituel et pastoral. En effet, il nous est ainsi donné de pouvoir mieux connaître les textes que les Pères Conciliaires nous ont laissés en héritage et qui n’ont rien perdu de leur valeur, afin de les assimiler et d’en faire produire des fruits pour aujourd’hui .Ce renouveau, qui se situe dans la continuité, prend de multiples formes et l’année de la foi, que j’ai voulu proposer à toute l’Église en cette occasion, doit permettre de rendre notre foi plus consciente et de raviver notre adhésion à l’Évangile. Cela demande une ouverture toujours plus grande à la personne du Christ, en retrouvant notamment le goût de la Parole de Dieu, pour réaliser une conversion profonde de notre cœur et aller par les routes du monde proclamer l’Évangile de l’espérance aux hommes et aux femmes de notre temps, dans un dialogue respectueux avec tous».
Dal video-messaggio di Benedetto XVI alla Chiesa di Francia (Lourdes, 24 marzo 2012)
A partire dal 25 Aprile 2012 si devono registrare due nuovi ingressi nella squadra di “Viva il Concilio”. Don Roberto Repole, nuovo Presidente dell’Associazione Teologica Italiana, entra a far parte del Comitato promotore del sito. Nella Segreteria di redazione è poi cooptato Paolo Vergottini, tredicenne, “nativo digitale”.
«Pianta dei cippi, metti pali indicatori, sta' bene attento
alla strada, alla via che hai percorso» (Geremia 31,21).
Sono trascorsi cinquant'anni dall'inizio del Concilio Vaticano II; e una Associazione come quella dei teologi italiani non può non avvertire tale anniversario come occasione propizia per fare memoria grata.
L’esistenza e la vita dell'Associazione Teologica Italiana si deve, infatti, in larga parte al Concilio. Come recita il primo articolo dello Statuto dell'Associazione, è stata costituita «nello spirito di servizio e di comunicazione inculcato dal Concilio Vaticano II […] con lo scopo di promuovere la Scienza Teologica in Italia».
Se si potessero considerare, con un colpo d'occhio, i molteplici volumi che hanno raccolto i corsi e i congressi prodotti dall'A.T.I. in questi decenni, si rimarrebbe stupiti dell'impatto che i grandi temi conciliari hanno avuto nella successiva riflessione teologica italiana.
Ma la memoria è qualcosa di vivo e vivificante quando aiuta a guardare al futuro. Per questo, nell'ultimo corso di aggiornamento, i teologi italiani hanno riflettuto sul «balzo innanzi» che la teologia ha compiuto con il Concilio e che deve animare il pensare teologico anche nell''oggi. E per questo, l'A.T.I. si è prefissato, per i prossimi anni, un commento scientifico ai testi del Vaticano II. Nella certezza che quella memoria può rappresentare una «bussola» per la vita ecclesiale e la ricerca teologica di domani.
Roberto Repole
«Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)
La Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto dà all'uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla suprema sua vocazione (GS 10).
Credit autem Ecclesia Christum, pro omnibus mortuum et resuscitatum, homini lucem et vires per Spiritum suum praebet ut ille summae suae vocationi respondere possit.
La Chiesa parla dell’uomo e all’uomo con fiducia e speranza. Il fondamento di questo atteggiamento è il dono dello Spirito Santo, fatto dal Risorto. Pietro, nel giorno di Pentecoste, ha detto che Gesù è stato «innalzato […] alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso» (At 2, 33).
Cristo risorto è sempre presente per esercitare il suo potere salvifico su tutte le persone e su tutte le cose e continua ad effondere il suo Spirito. La presenza universale dello Spirito Santo, a sua volta, accompagna e attualizza la presenza del Signore Gesù che è una presenza universale. Come osserva GS 22, lo Spirito Santo offre a ogni essere umano la possibilità di partecipare della grazia salvifica donata dalla morte e dalla risurrezione di Gesù.
Ascoltando tale parola di speranza, l’uomo non può non pensarsi nell’orizzonte della grazia, nel mistero della relazione con il Dio vivo e vero, che lo ha chiamato all’esistenza e che continuamente lo chiama ad accogliere il dono della «luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) e della «vita in abbondanza» (Gv 10,10).
Nunzio Capizzi
«Allora la nostra bocca si aprì al sorriso» (Sal 126, 2)
Vedendo arrivare nella basilica il teologo personale del Papa (NdR., mons. Carlo Colombo) ‒ poi nominato vescovo da Paolo VI ‒ un Padre mormora al suo vicino:
- Ecco lo Spirito Santo…
- Non proprio ‒ gli fa osservare l’altro ‒ è solamente Colombo, non “Colomba”…
[Da: Le “bolle” del Concilio, Gribaudi, Torino 1967, p. 16]
«E leggete questo libro» (Baruc 1, 14).
Nel settembre 1966, Karl Barth si reca a Roma per discutere con teologi cattolivi ed esponenti della Curia gli esiti del Concilio Vaticano II, conclusosi l’anno precedente. Per l’anziano teologo protestante si tratta di un incontro sorprendente e fresco con un cattolicesimo romano che egli vede impegnato in un profondo processo di evoluzione. Il volume raccoglie i documenti relativi a questo episodio della teologia del XX secolo: insieme a testi pubblicati dallo stesso Barth sotto il titolo Ad limina apostolorum,unimportante articolo scritto dal teologo svizzero durante il Concilio («Ecumenical Review», 1963), uno scambio epistolare con il card. Bea e Paolo VI. Sono poi da ricordare la prefazione di E. Busch, biografo di Barth, e due postazioni del teologo cattolico Marco Vergottini e del teologo valdese Fulvio Ferrario.

JEAN GUITTON, Les Apôtres au Concile, 1964 (Collezione Arte e Spiritualità, Brescia).
Medaglia Giovanni XXIII (1962)

JOANNES XXIII PONTIFEX MAXIMUS
CONCILIUM OECUMENICUM VATICANUM II
AN MCMLXII

UBI SUNT DUO VEL TRES CONGREGATI IN NOMINE MEO
IBI SUM IN MEDIO EORUM