Immagine del Concilio

SIMPATIA PER L’UOMO D’OGGI

«La Chiesa del Concilio, sì, si è assai occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell’uomo quale oggi in realtà si presenta: l’uomo vivo, l’uomo tutto occupato di sé, l’uomo che si fa non soltanto centro d’ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione d’ogni realtà. Tutto l’uomo fenomenico, cioè rivestito degli abiti delle sue innumerevoli apparenze, si è quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari, essi pure uomini, tutti Pastori e fratelli, attenti perciò e amorosi: l’uomo tragico dei suoi propri drammi, l’uomo superuomo di ieri e di oggi e perciò sempre fragile e falso, egoista e feroce; poi l’uomo infelice di sé, che ride e che piange; l’uomo versatile pronto a recitare qualsiasi parte, e l’uomo rigido cultore della sola realtà scientifica, e l’uomo com’è, che pensa, che ama, che lavora, che sempre attende qualcosa, il «filius accrescens » (Gen 49,22); e l’uomo sacro per l’innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, per la pietà del suo dolore; l’uomo individualista e l’uomo sociale; l’uomo «laudator temporis acti» e l’uomo sognatore dell’avvenire; l’uomo peccatore e l’uomo santo; e così via. L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito in questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo.

PAOLO VI, Omelia per la Nona Sessione (7 dicembre 1965)

 

Editoriale


«Pianta dei cippi, metti pali indicatori, sta' bene attento

alla strada, alla via che hai percorso» (Geremia 31,21).

IL “BALZO INNANZI DELLA TEOLOGIA”

Uno dei modi più ambigui di comprendere il Vaticano II e il rinnovamento che ha apportato alla vita della Chiesa è quello di interpretarlo a partire da una generica nozione di libertà. Secondo tale lettura, esso avrebbe affrancato la dottrina e la prassi ecclesiale da una serie di vincoli, caratteristici della stagione preconciliare, che rendevano impossibile pensare e vivere la fede in sintonia con la cultura moderna (e postmoderna); parimenti, l'evento conciliare giustificherebbe oggi qualsiasi cambiamento sul piano teologico o pastorale che abbia anche solo l'intenzione di avvicinare le Chiesa al mondo odierno.
In realtà, la direzione e la misura del rinnovamento voluto dal Concilio sono stabilite dal suo insegnamento, cioè dai suoi testi ufficiali interpretati a partire dal loro iter redazionale e dalla loro successiva recezione ecclesiale. Lo studio accurato di tale insegnamento dimostra che effettivamente c'è stato un “balzo innanzi della teologia” – tema a cui l'Associazione Teologica Italiana ha dedicato il suo ultimo corso di aggiornamento –, e che su alcune questioni, come la concezione delle Chiese non cattoliche e della libertà religiosa, la dottrina cattolica è stata modificata dal Concilio. Questo sviluppo, tuttavia, è avvenuto in sintonia con la tradizione di fede della Chiesa, perché essa è qualcosa di dinamico che evolve nella storia sotto la guida dello Spirito. Dunque il Vaticano II ha reso la Chiesa più fedele al Signore e al suo vangelo, e solo in questo senso più libera.

Massimo Nardello

 

Perle del Concilio

 

 


 


«Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)

“Bisogna che tutti quelli che si dedicano al ministero della parola di Dio, utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo” (GS 76)

L’imperativo del Concilio appare oggi uno dei più impegnativi e dei più problematici. La imponente strumentazione finanziaria e tecnologica di una chiesa mondiale, con  la sua struttura centralizzata e complessa, le sue relazioni diplomatiche con gli stati, a cui si aggiunga il retaggio storico dei palazzi, degli abbigliamenti e dei cerimoniali del passato, producono contraddizioni senza numero e ostacolano gravemente il cammino del vangelo. Bisogna onestamente riconoscere che in molte delle manifestazioni della chiesa, e soprattutto in quelle diffuse attraverso i media, non brilla lo stile evangelico della modestia, della semplicità e della povertà. I problemi che si evidenziano nel quadro della chiesa universale poi, al livello locale, si miniaturizzano, ma non scompaiono.

I padri conciliari non ignorano che “le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede” (GS 76). E la missione della chiesa nel mondo sembra esigere ingenti somme di denaro, strutture tecnologiche complesse e sofisticate. Ma anche non sono pochi coloro che ritengono la chiesa debba conquistare nella società posizioni rilevanti, di prestigio quando non di potere. Eppure qui si annidano rischi gravissimi, dai quali solo una seria riforma di molte istituzioni e strutture ecclesiastiche potrà preservare la chiesa. Infatti “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1Cor 1, 27s.).

Severino Dianich

 

Bolle del Concilio


«Allora la nostra bocca si aprì al sorriso» (Sal 126, 2)

PAN PER FOCACCIA

La giovane nipote di un vescovo spagnolo andò a Roma a trovare lo zio. Vedendola in pantaloni. L’austero prelato la riprese con cipiglio severo:

- Ma come! Non ti vergogni a farti vedere ve­stita da uomo?

E la ragazza, tranquilla:

- E tu, zio, non ti vergogni a farti vedere ve­stito da donna, con le tue gonne e tutti quei gioielli?

[Da: Le “bolle” del Concilio, Gribaudi, Torino 1967, p. 95]

 

Invito alla lettura


«E leggete questo libro» (Baruc 1, 14).

Tra Concilio e modernità. Carretto e Bachelet, testimoni di fede e laicità cristiana, a cura di V. Rapetti, AVE, Roma 2000, pp. 189, €. 8,00.

Due figure esemplari, che hanno segnato a fondo la storia dell’Azione Cattolica e della stessa Chiesa italiana. Carlo Carretto e Vittorio Bachelet, diversi per sensibilità e scelte di vita, hanno avuto in comune la passione per il Vangelo e per il nostro tempo, anticipando e servendo il Concilio, nella esperienza spirituale, nella coraggiosa opera di rinnovamento dell’Azione Cattolica, nell’impegno civile e politico. Una riflessione storica che intende mettere in luce il valore e l’attualità di questi due testimoni della ricerca di fede e del servizio all’uomo.

Ernesto Preziosi

 
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Les Apôtres au Concile

JEAN GUITTON, Les Apôtres au Concile, 1964 (Collezione Arte e Spiritualità, Brescia).

Medaglia Giovanni XXIII (1962)

medaglia  fronte

JOANNES XXIII PONTIFEX MAXIMUS
CONCILIUM OECUMENICUM VATICANUM II
AN MCMLXII

medaglia

UBI SUNT DUO VEL TRES CONGREGATI IN NOMINE MEO
IBI SUM IN MEDIO EORUM

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